4 Jun
Gli italiani un passo indietro su tutto
Postato in riflessioni varie, societá, universita by admin | Nessun Commento
Ho appena letto un articolo sulla libertá, universitá e lavoro in Italia (in realtá intitolato diversamente, ma é questo di cui parla) e quello che dice il rettore della Bocconi é la realtá: “la caratteristica dei giovani italiani è di essere un passo indietro su tutto. Nell’uscire di casa, nel formare una famiglia, nel cercare un impiego“.
Dico la mia sull’istruzione e lavoro in Italia, cause dell’essere “un passo indietro”, ma anche spezzando una lancia a nostro favore.
Il sistema scolastico e universitario é spesso demotivante in quanto non aggiornato e gerontocratico, soprattutto nell’ambito della ricerca. Si é sempre investito poco su scuole e universitá (lasciamo perdere gli ultimi “tagli” fatti perché piú che tagli sono la fine dell’universitá) e privilegiato l’initeresse economico (vedi 3+2 senza averci investito) a scapito della qualitá didattica. Il risultato é che si perde tantissimo tempo a studiare materie obsolete con tecnologie tutt’altro che all’avanguardia, a seguire lezioni da professori che non vogliono andare in pensione e a cui non frega niente di aggiornarsi e di migliorare qualitá dell’insegnamento. A volte ci si ritrova a volte a perdere mesi a seguire corsi non aggiornati , tenuti da vecchi professori che non forniscono il materiale per prepararsi senza seguire il corso e premiano la presenza o la quantitá di informazioni memorizzate piuttosto che le capacitá reali di affrontare i problemi.
Inoltre, la formale organizzazione dei corsi e burocrazie per tesi e passaggi/continuazione dei corsi non permette facilmente di frequentare a lavorare allo stesso tempo, in quanto richiede severe scadenze ma lascia anche tanti spazi vuoti e non permette di riempirseli come si vorrebbe.
Poi succede che i laureati iniziano a lavorare tardi e fanno spesso un lavoro (se lo trovano) al di sotto delle proprie potenzialitá, spesso un contratto di co.co.co non pagato (=sfruttamento, un reato praticamente, ma in assenza di meglio…).
Quando ci si confronta con l’estero siamo svantaggiati, la lingua inglese per esempio non viene richiesta e insegnata abbastanza, i corsi trattano argomenti in modo approfondito, ma molto teorico. La pratica si fará con motivazione personale o lavorando gratis per alcuni anni sempre che si abbia ancora voglia di non mollare tutto e lavorare al ristorante e rimanere a vivere con i genitori. In nord Europa la situazione é diversa, quando noi finiamo l’universitá, lá giá lavorano da alcuni anni e inizialmente sono avvantaggiati se ci confrontiamo con loro.
C’é un vantaggio che bisogna menzionare peró: tutto sommato superare alcuni corsi universitari italiani non é affatto facile e richiede granzi sforzi da parte degli studenti ad affrontare le difficoltá. Se lo studente unisce quanto ampiamento studiato a dedizione e passione personale, poi si creano delle figure professionali altamente valide e molto richieste. Diciamo anche che il fatto di superare piú difficoltá e aver spesso a che fare con la mentalitá “vediamo come posso fregare il prossimo” é un bonus che tutto il mondo ci riconosce, la cossiddetta “arte di arrangiarsi” . Le scuole e universitá anglosassoni - questa é un’opinione non solo mia - sono sotto molti punti di vista piú semplici delle nostre e non offrono spesso un background ampio.
In Italia il sistema lavorativo é addirittura peggio di quello scolastico. Almeno a scuola e universitá - tranne rare eccezioni - per passare un esame bisogna studiare e impegnarsi. Nel lavoro si troviamo casi come Renzo Bossi, personaggi apparsi in tv che guadagnano in discoteca 10 volte un ricercatore in malattie tumorali, la casta governativa, i raccomandati, … mi fermo qua, ma si potrebbero scrivere un libro pieno di esempi.
Altra concezione sbagliata Italiana é il lavoro visto come una situazione permanente (T.I) nella stessa azienda la quale non ci puó cacciare per legge. Prima di tutto non condivido le leggi che impediscono alle aziende di licenziare dipendenti che non fanno il lavoro (posto ottenuto per raccomandazione senza mancanza di competenze) per cui sono pagati. Lavorare con queste persone é fortemente demotivante per chi il proprio lavoro lo fa bene. Secondo, le aziende tendono ad aprirsi poco e avere le stesse persone per decine di anni senza la minima innovazione. Purtroppo su questo punto il problema attuale é che il lavoro non c’é, quindi chi ha un lavoro se lo tiene stretto. Di conseguenza si tende a non avere standard e non formare il personale, quindi se si perde il lavoro dopo i 30 anni sará difficilissimo trovarne un altro.
Nel mondo anglosassone piú si lavora e piú si é ricercati da altre aziende. Cambiare lavoro significa spesso avere un aumento di stipendio, promozioni e condizioni migliori.


