In risposta a questo articolo : non sono d’accordo. l’Italia non sta passando un bel momento, ma questo non significa che l’istruzione non serva.
Penso che sia importante capire cosa e quanto studiare nella vita, per riuscire a fare un lavoro che soddisfi e permetta di vivere bene. Prima di investire tempo in un corso universitario, meglio informarsi sugli sbocchi futuri.
La colpa e’ degli scarsi finanziamenti alle scuole e universita’ (eccolo il nostro ministro), non dei professori e maestri, tanto di cappello a quelli che – nonostante stipendi da schifo – fanno il loro lavoro e cercano di insegnare qualcosa, qualcuno dovra’ pur farlo. E si impara anche dagli altri a scuola, non solo dagli insegnanti. C’e’ qualche insegnante che cambia radicalmente, ma la cosa non mi stupisce piu’ di tanto, c’e’ un limite a tutto.
Non credo che bisogni andare a scuola o universita’ solo per guadagnare piu’ soldi. Ci sono altri modi onesti e meno onesti di fare soldi. Ma, come diceva un antico detto, con i soldi si possono comprare i libri, non la cultura
Interessante video di Randy Pausch, professore universitario americano, su come gestire il proprio tempo, sia al lavoro sia a casa. Il tempo non e’ mai abbastanza, ma qualcosa si puo’ fare
Si parla di chi accusa gli emigranti di non rispettosi verso tutti quelli che in Italia lavorano onestamente e fanno la propria parte. Questo affermazione e’ molto arrogante e ottusa, e non sono assolutamente d’accordo. Da un certo punto di vista e’ come dire, se nasci in un paese nel terzo mondo e non hai il cibo, stai li’ e muori. Siccome il mio pensiero é in linea con quanto ho letto, riporto alcune parti che dovrebbero far riflettere chi dall’interno non ha una visione piú ampia delle cose. “Non è legittimo, né moralmente né politicamente, costruire un paese in cui i migliori debbano porsi la questione del “coraggio” o dell’”eroismo” nel momento in cui scelgono cosa fare della propria vita. Un paese sano è un paese dove tra i 15 ed i 25 anni, nel decidere cosa fare della propria vita, si usano criteri come “quello che mi piace, conviene, attira, gratifica, entusiasma …”. Se parole come “coraggio”, “abnegazione”, “amor di patria”, “dedizione al paese”, “eroismo” … entrano in scena, allora vuol dire che siamo decisamente fuori strada, che siamo proprio nei guai.”
[...]
- Nessuno puo’ arrogarsi il diritto di chiedere a dei giovani capaci di “sacrificarsi” per la “madre patria”.
- la vita di ognuno meriti di essere vissuta nella limpida ricerca di soddisfazioni professionali e personali. La felicità e la tranquillità individuale contano, eccome se contano.
- [...]i in Italia il potere socio-politico sta nelle mani di chi non fa il proprio dovere, sta nelle mani dei mediocri, dei parassiti, degli approfittatori [...]. Costoro si reggono approfittando del lavoro dei normali e dei capaci.
[...] credo sia legittimo ricordare a ognuno di questi ragazzi che di vita ce n’è una, che è nostra e che la si può vivere bene e con soddisfazione anche lontano da dove si è nati e cresciuti.
[...] l’emigrazione massiccia dei capaci [...] nega la nutrizione ai parassiti che hanno in mano il paese. Insomma, emigrare è non solo individually rational, è anche “patriottico” …”
Ho appena letto un articolo sulla libertá, universitá e lavoro in Italia (in realtá intitolato diversamente, ma é questo di cui parla) e quello che dice il rettore della Bocconi é la realtá: “la caratteristica dei giovani italiani è di essere un passo indietro su tutto. Nell’uscire di casa, nel formare una famiglia, nel cercare un impiego“.
Dico la mia sull’istruzione e lavoro in Italia, cause dell’essere “un passo indietro”, ma anche spezzando una lancia a nostro favore.
Il sistema scolastico e universitario é spesso demotivante in quanto non aggiornato e gerontocratico, soprattutto nell’ambito della ricerca. Si é sempre investito poco su scuole e universitá (lasciamo perdere gli ultimi “tagli” fatti perché piú che tagli sono la fine dell’universitá) e privilegiato l’initeresse economico (vedi 3+2 senza averci investito) a scapito della qualitá didattica. Il risultato é che si perde tantissimo tempo a studiare materie obsolete con tecnologie tutt’altro che all’avanguardia, a seguire lezioni da professori che non vogliono andare in pensione e a cui non frega niente di aggiornarsi e di migliorare qualitá dell’insegnamento. A volte ci si ritrova a volte a perdere mesi a seguire corsi non aggiornati , tenuti da vecchi professori che non forniscono il materiale per prepararsi senza seguire il corso e premiano la presenza o la quantitá di informazioni memorizzate piuttosto che le capacitá reali di affrontare i problemi.
Inoltre, la formale organizzazione dei corsi e burocrazie per tesi e passaggi/continuazione dei corsi non permette facilmente di frequentare a lavorare allo stesso tempo, in quanto richiede severe scadenze ma lascia anche tanti spazi vuoti e non permette di riempirseli come si vorrebbe.
Poi succede che i laureati iniziano a lavorare tardi e fanno spesso un lavoro (se lo trovano) al di sotto delle proprie potenzialitá, spesso un contratto di co.co.co non pagato (=sfruttamento, un reato praticamente, ma in assenza di meglio…).
Quando ci si confronta con l’estero siamo svantaggiati, la lingua inglese per esempio non viene richiesta e insegnata abbastanza, i corsi trattano argomenti in modo approfondito, ma molto teorico. La pratica si fará con motivazione personale o lavorando gratis per alcuni anni sempre che si abbia ancora voglia di non mollare tutto e lavorare al ristorante e rimanere a vivere con i genitori. In nord Europa la situazione é diversa, quando noi finiamo l’universitá, lá giá lavorano da alcuni anni e inizialmente sono avvantaggiati se ci confrontiamo con loro.
C’é un vantaggio che bisogna menzionare peró: tutto sommato superare alcuni corsi universitari italiani non é affatto facile e richiede granzi sforzi da parte degli studenti ad affrontare le difficoltá. Se lo studente unisce quanto ampiamento studiato a dedizione e passione personale, poi si creano delle figure professionali altamente valide e molto richieste. Diciamo anche che il fatto di superare piú difficoltá e aver spesso a che fare con la mentalitá “vediamo come posso fregare il prossimo” é un bonus che tutto il mondo ci riconosce, la cossiddetta “arte di arrangiarsi” . Le scuole e universitá anglosassoni – questa é un’opinione non solo mia – sono sotto molti punti di vista piú semplici delle nostre e non offrono spesso un background ampio.
In Italia il sistema lavorativo é addirittura peggio di quello scolastico. Almeno a scuola e universitá – tranne rare eccezioni – per passare un esame bisogna studiare e impegnarsi. Nel lavoro si troviamo casi come Renzo Bossi, personaggi apparsi in tv che guadagnano in discoteca 10 volte un ricercatore in malattie tumorali, la casta governativa, i raccomandati, … mi fermo qua, ma si potrebbero scrivere un libro pieno di esempi.
Altra concezione sbagliata Italiana é il lavoro visto come una situazione permanente (T.I) nella stessa azienda la quale non ci puó cacciare per legge. Prima di tutto non condivido le leggi che impediscono alle aziende di licenziare dipendenti che non fanno il lavoro (posto ottenuto per raccomandazione senza mancanza di competenze) per cui sono pagati. Lavorare con queste persone é fortemente demotivante per chi il proprio lavoro lo fa bene. Secondo, le aziende tendono ad aprirsi poco e avere le stesse persone per decine di anni senza la minima innovazione. Purtroppo su questo punto il problema attuale é che il lavoro non c’é, quindi chi ha un lavoro se lo tiene stretto. Di conseguenza si tende a non avere standard e non formare il personale, quindi se si perde il lavoro dopo i 30 anni sará difficilissimo trovarne un altro.
Nel mondo anglosassone piú si lavora e piú si é ricercati da altre aziende. Cambiare lavoro significa spesso avere un aumento di stipendio, promozioni e condizioni migliori.